Associazioni, fondazioni ed ETS chiamati a pubblicare i contributi pubblici ricevuti nel 2025
Si avvicina una scadenza importante per molte organizzazioni del Terzo Settore e del mondo associativo. Entro il 30 giugno 2026, infatti, associazioni, fondazioni, ETS ed altri enti non profit che abbiano ricevuto contributi pubblici pari o superiori a 10.000 euro nel corso del 2025 sono tenuti a pubblicare le relative informazioni secondo quanto previsto dalla Legge n. 124/2017.
Si tratta di un obbligo di trasparenza ormai consolidato, finalizzato a garantire la corretta informazione ai cittadini sull’utilizzo delle risorse pubbliche assegnate agli enti privati senza scopo di lucro.
Chi è obbligato alla pubblicazione
L’obbligo riguarda principalmente:
- Associazioni;
- Fondazioni;
- Enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS;
- Associazioni di Promozione Sociale (APS);
- Organizzazioni di Volontariato (ODV);
- Associazioni professionali;
- Ex ONLUS che nel 2025 risultavano ancora operative;
- Cooperative sociali in particolari condizioni previste dalla normativa.
La norma continua ad applicarsi anche agli ETS, nonostante gli ulteriori obblighi di trasparenza già previsti dal Codice del Terzo Settore.
Quali contributi devono essere dichiarati
Non tutte le somme provenienti da enti pubblici devono essere pubblicate.
L’obbligo riguarda esclusivamente:
✅ contributi;
✅ sovvenzioni;
✅ sussidi;
✅ vantaggi economici;
✅ aiuti in denaro o in natura;
ricevuti da Pubbliche Amministrazioni o enti assimilati e privi di natura commerciale, retributiva o risarcitoria.
Sono quindi generalmente esclusi:
❌ i corrispettivi derivanti da convenzioni o prestazioni di servizi;
❌ i pagamenti aventi natura commerciale;
❌ i rimborsi o risarcimenti.
La soglia dei 10.000 euro
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il limite economico.
La soglia di 10.000 euro deve essere verificata in modo complessivo e non con riferimento alla singola erogazione.
Ad esempio, se un’associazione ha ricevuto:
- un contributo di 6.000 euro da un Comune;
- un contributo di 5.000 euro da una Regione;
supera complessivamente il limite previsto e deve quindi effettuare la pubblicazione.
Inoltre, devono essere considerati esclusivamente gli importi effettivamente incassati nel corso del 2025 e non quelli semplicemente deliberati o concessi ma non ancora erogati.
Il 5 per mille va pubblicato?
Una delle domande più frequenti riguarda il trattamento delle somme percepite a titolo di 5 per mille.
Sul punto il Ministero del Lavoro ha chiarito che il 5 per mille non rientra tra i contributi da pubblicare ai sensi della Legge 124/2017 e non deve essere conteggiato ai fini del raggiungimento della soglia dei 10.000 euro.
Ciò in quanto si tratta di una misura avente carattere generale, già soggetta a specifici obblighi di rendicontazione e pubblicità previsti da una normativa autonoma.
Quali dati devono essere pubblicati
Le informazioni devono essere esposte in maniera chiara e facilmente comprensibile.
Per ciascun contributo occorre indicare:
- denominazione e codice fiscale dell’ente beneficiario;
- denominazione dell’ente pubblico erogante;
- importo ricevuto;
- data di incasso;
- causale del contributo o dell’agevolazione ricevuta.
Dove pubblicare i contributi
Le associazioni, fondazioni e gli ETS devono pubblicare le informazioni:
- sul proprio sito internet;
- oppure su un portale digitale equivalente.
In assenza di un sito web, il Ministero ha ritenuto ammissibile anche la pubblicazione sulla pagina Facebook ufficiale dell’ente.
Qualora l’organizzazione non disponga né di un sito né di una pagina social, la pubblicazione può essere effettuata sul sito della Rete Associativa o dell’organizzazione nazionale di appartenenza.
Attenzione alle sanzioni
L’omessa pubblicazione non è priva di conseguenze.
La normativa prevede infatti:
- una sanzione pari all’1% delle somme ricevute;
- un importo minimo di 2.000 euro;
- l’obbligo di procedere comunque alla pubblicazione.
Nei casi più gravi, qualora l’inadempimento persista per oltre 90 giorni dalla contestazione, può essere richiesta addirittura la restituzione integrale dei contributi ricevuti.
Un adempimento da non sottovalutare
La pubblicazione dei contributi pubblici rappresenta oggi uno degli obblighi più importanti in materia di trasparenza per il mondo associativo e per gli Enti del Terzo Settore.
Per molte organizzazioni si tratta di un adempimento semplice, ma che richiede una corretta verifica preliminare delle somme incassate e della loro natura giuridica.
Con l’avvicinarsi della scadenza del 30 giugno 2026 è quindi opportuno che associazioni, fondazioni, APS, ODV ed ETS controllino attentamente la propria situazione per evitare omissioni e possibili contestazioni.