La tutela dell’ambiente e della fauna selvatica rappresenta uno dei temi più delicati e attuali del dibattito pubblico. Le recenti modifiche proposte alla Legge n. 157/1992 sulla tutela della fauna e sull’attività venatoria stanno suscitando un acceso confronto tra istituzioni, associazioni ambientaliste, mondo scientifico e cittadini.
Su questo tema interviene Ernesta Cambiotti, Presidente di ESSE AMBIENTE, con una riflessione che affronta le principali novità contenute nel DDL 1552, analizzandone le possibili conseguenze sul patrimonio naturalistico italiano, sulla biodiversità e sull’equilibrio degli ecosistemi.
L’articolo propone una lettura critica della riforma, richiamando l’attenzione sul valore costituzionale della tutela dell’ambiente, sull’importanza del contributo della comunità scientifica e sulla necessità di promuovere politiche orientate alla conservazione della fauna selvatica e del patrimonio naturale.
Un contributo che invita alla riflessione su un tema che riguarda non soltanto gli appassionati del settore, ma l’intera collettività e il rapporto tra uomo, natura e responsabilità verso le future generazioni:
“E’ iniziato l’esame alla camera dei deputati del DDL 1552, la tanto discussa riforma della legge sulla caccia, dopo l’approvazione al Senato.
Il mondo non è nostro, non ci appartiene.
Dovremmo esserne i custodi, invece lo stiamo distruggendo.
E, in un momento di criticità, anche climatica, in Italia si pensa alla caccia, o meglio ai cacciatori, promossi bioregolatori, esperti anche più degli scienziati dell’ISPRA.
Così si modifica la legge 157/1992, emanata in seguito al referendum sulla caccia che non raggiunse in quorum, ma che già allora dimostrava quanto gli italiani non amassero la caccia.
Un disamore tra gli stessi cacciatori, drasticamente diminuiti negli ultimi anni.
L’Italia è già destinataria di procedure d’infrazione UE, nonché di una missiva recapitata a dicembre 2025, semplicemente ignorata.
Ecco introdotti i visori notturni, che dovrebbero garantire la sicurezza e la morte meno dolorosa degli animali colpiti, come se non bastasse cacciare di giorno, dall’alba al tramonto!
Quanto all’utilizzo dei richiami vivi, che dovrebbe proprio essere vietato…”non sono posti limiti numerici all’utilizzo di richiami nati e allevati in cattività”.
Saranno cacciabili l’oca selvatica e il piccione.
Alle regioni si chiede di ridurre le percentuali di territorio destinate a protezione della fauna selvatica.
Il DDL 1552 cancella il limite massimo del 10 febbraio per la stagione venatoria ed elimina il parere vincolante di ISPRA.
In questo modo le regioni potranno rendere i calendari venatori più ampi, estendendo la stagione al mese di febbraio, proprio nel momento della riproduzione e migrazione.
Per i cinghiali nessuna alternativa alla caccia di selezione, che, nonostante l’accanimento contro la specie, sono in continuo aumento.
Allora qualche dubbio sull’efficacia delle pratiche venatorie può venire?
La natura sa come regolarsi, la biodiversità ha un suo equilibrio, perfetto, che l’uomo ha scombinato.
La ratio delle modifiche legislative proposte non ha origine nella tutela dell’ambiente e della fauna selvatica, ma dalle esigenze di una esigua minoranza di italiani con la passione di uccidere esseri indifesi.
Introdurre la caccia a pagamento e un organismo che, di fatto, va a sostituire l’ISPRA, chiudono il cerchio.
Tutto quanto in contrasto con il dettato costituzionale e con autorevoli pareri scientifici.
La maggioranza degli italiani è contro la pratica della caccia per motivi etici, di sicurezza e tutela della proprietà privata.
Anche il Papa si è espresso sul tema affermando che la tutela della natura e del creato una e questione di “grande rilevanza sociale e morale”.
Ottocento anni fa, moriva San Francesco, chissà cosa avrebbe detto il Santo della “predica agli uccelli”?
Io me lo immagino e voi?”
Ernesta Cambiotti