Spiagge violate in Campania: quasi 20mila rifiuti censiti da Legambiente

4 Aprile 2025

L’indagine Beach Litter 2025 di Legambiente fotografa lo stato delle coste campane: quasi 20mila rifiuti raccolti su 13 spiagge monitorate, oltre quattro su dieci nella sola area di Napoli e provincia. Sono 19.460 i rifiuti raccolti e catalogati sulle 13 spiagge campane monitorate nell’ambito dell’indagine Beach Litter 2025 di Legambiente, presentata il 4 aprile 2025: una media di 1.497 rifiuti ogni 100 metri lineari di litorale, un dato che restituisce l’immagine di un ecosistema costiero ancora fortemente sotto pressione.

Napoli e provincia, oltre quattro rifiuti su dieci 

Il dato più significativo per il territorio riguarda la concentrazione geografica dei rifiuti censiti: il 41% del totale, pari a 8.027 pezzi, è stato catalogato sulle sette spiagge monitorate nell’area di Napoli e provincia. Una quota che colloca l’area metropolitana partenopea al centro delle criticità ambientali costiere della regione, davanti alle altre zone monitorate lungo il litorale campano.

Plastica, mozziconi e cotton fioc: la composizione dei rifiuti

L’indagine, condotta con metodo scientifico dai volontari di Legambiente attraverso il monitoraggio di transetti campione lungo l’arenile, restituisce una fotografia dettagliata della composizione dei rifiuti. La plastica resta il principale antagonista delle spiagge campane, con il 77% del totale. Seguono i mozziconi di sigaretta (9,5%), i cotton fioc (3,3%), tappi e coperchi in plastica (10,5%), salviette umidificate (9%), frammenti di plastica tra 2,5 e 50 centimetri (8,2%), frammenti di polistirolo (6,8%), materiali da costruzione (4,2%), sacchetti e involucri (3,7%) e bottiglie o contenitori per bevande (3,6%).

Un indice di pulizia in peggioramento

Secondo l’indagine, il Clean Coast Index — l’indicatore utilizzato da Legambiente per valutare il livello di pulizia degli arenili — segnala un peggioramento complessivo: il 31% delle spiagge monitorate in Campania rientra nelle categorie “sporca” o “molto sporca”. Tra le criticità puntuali segnalate dalle fonti consultate emerge in particolare la situazione di Castellammare di Stabia, indicata come il caso più critico tra i punti di monitoraggio dell’area napoletana.

Cosa significa per il territorio e per il volontariato ambientale

L’indagine Beach Litter, giunta alla sua trentaduesima edizione a livello nazionale, si basa sul lavoro sul campo di centinaia di volontari di Legambiente Campania, che ogni anno raccolgono e catalogano manualmente i rifiuti lungo transetti di lunghezza standardizzata, secondo un protocollo scientifico riconosciuto anche a livello internazionale. È un lavoro che unisce monitoraggio ambientale e volontariato organizzato, e che negli anni ha permesso di costruire una delle serie storiche più solide sullo stato di salute delle coste italiane.

Per la Campania, dove il turismo balneare rappresenta una voce economica rilevante per l’intero indotto costiero, i dati sulla presenza di rifiuti — e in particolare sulla loro concentrazione nell’area metropolitana di Napoli — pongono la questione della gestione dei rifiuti urbani e della loro dispersione in mare come nodo non più rinviabile, con ricadute dirette sia sull’ecosistema marino sia sull’attrattività turistica dei litorali monitorati.

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