Dal 9 settembre enti locali ed enti del Terzo Settore possono presentare progetti fino a 250 mila euro. L’avviso regionale lega cibo, inclusione e patrimonio culturale a una strategia di sviluppo locale.
L’avviso era stato approvato con il decreto dirigenziale n. 331 del 25 luglio 2025. La documentazione regionale individuava due tipologie di progetto. Una di queste attribuisce il ruolo di capofila a un ente del Terzo Settore e richiede un partenariato con soggetti pubblici e privati. Non si tratta quindi soltanto di finanziare sagre o campagne promozionali, ma di costruire reti capaci di connettere produzioni, paesaggio, cultura e comunità.
Tra gli obiettivi indicati figurava la destagionalizzazione e la delocalizzazione dei flussi turistici, la valorizzazione delle aree meno conosciute e l’integrazione con beni storici, culturali e naturalistici. La componente sociale compare esplicitamente nella possibilità di sviluppare percorsi inclusivi. Per associazioni, cooperative sociali e fondazioni, questo passaggio apre uno spazio progettuale: rendere l’esperienza turistica accessibile, coinvolgere persone fragili e trasformare le identità alimentari in occasioni di lavoro e partecipazione.
Il ruolo degli ETS non è ornamentale
Quando un ente del Terzo Settore guida un partenariato, la sua funzione non dovrebbe ridursi all’animazione di un evento. Può mappare bisogni, coinvolgere abitanti e piccoli produttori, progettare percorsi per persone con disabilità, formare volontari e operatori, curare l’accoglienza nelle aree interne. Può anche contribuire a evitare che la narrazione del cibo cancelli il lavoro, la sostenibilità e l’accesso ai servizi.
L’investimento regionale ha una dimensione significativa, ma il tetto di 250 mila euro per proposta impone scelte concentrate. Un itinerario enogastronomico credibile richiede trasporti, informazione digitale, segnaletica, accessibilità, coordinamento tra attività e continuità oltre i giorni dell’evento. Per questo la qualità dei partenariati conta almeno quanto l’idea iniziale. Un progetto frammentato rischia di produrre iniziative isolate; una rete territoriale può invece collegare più stagioni e più comuni.
Turismo sociale vuol dire anche accessibilità economica
L’inclusione turistica non coincide con la sola eliminazione delle barriere fisiche. Riguarda costi, trasporti, informazioni comprensibili e possibilità per residenti e gruppi vulnerabili di partecipare. Un progetto enogastronomico può diventare sociale se prevede, per esempio, laboratori accessibili, percorsi raggiungibili senza automobile, collaborazione con cooperative di inserimento lavorativo e iniziative che restituiscano valore alla comunità ospitante.