Si riaccende il dibattito attorno al Canile comprensoriale di Gubbio, realtà che per anni è stata considerata un modello virtuoso nel panorama della tutela animale grazie all’impegno quotidiano dei volontari e all’alto numero di affidi e adozioni riuscite.
A riportare l’attenzione sulla situazione è la Presidente di ESSE AMBIENTE Ernesta CAMBIOTTI, che evidenzia criticità organizzative e operative emerse negli ultimi mesi, con particolare riferimento al rallentamento delle adozioni e alla gestione del settore sanitario della struttura.
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ToggleIl ruolo storico dei volontari
Per anni il canile di Gubbio ha rappresentato un esempio positivo grazie soprattutto all’attività delle associazioni e dei volontari, impegnati quotidianamente in:
- pulizia dei box;
- sgambamento e socializzazione dei cani;
- assistenza a cuccioli abbandonati;
- supporto nelle adozioni;
- segnalazione di situazioni critiche;
- aiuto nelle operazioni di recupero di animali randagi o vaganti.
Un lavoro costante che ha contribuito a trasformare il canile in una realtà riconosciuta per l’attenzione al benessere animale e per la capacità di favorire adozioni consapevoli.
L’emergenza sanitaria dopo il pensionamento del veterinario responsabile
Secondo quanto riportato, una delle principali criticità sarebbe emersa dopo il pensionamento del veterinario responsabile della struttura. La gestione sanitaria verrebbe attualmente garantita attraverso incarichi limitati e servizi ridotti, con inevitabili ripercussioni sull’operatività quotidiana del canile.
Tra le conseguenze segnalate:
- rallentamento degli affidi e delle adozioni;
- limitazioni all’accesso dei volontari;
- riduzione delle attività di supporto e monitoraggio;
- maggiore difficoltà nella gestione degli animali ospitati.
Un presidio che riguarda tutta la comunità
Il tema non riguarda soltanto il benessere degli animali ricoverati, ma anche il ruolo del canile come presidio sanitario e sociale per il territorio.
I canili sanitari, infatti, svolgono funzioni fondamentali legate:
- alla prevenzione del randagismo;
- al controllo sanitario degli animali;
- alla tutela della salute pubblica;
- al monitoraggio delle zoonosi.
Per questo motivo, la continuità del servizio veterinario e la collaborazione con il mondo del volontariato risultano elementi centrali per garantire il corretto funzionamento della struttura.
Il futuro del “modello Gubbio”
Negli anni il canile eugubino è stato spesso indicato come esempio di gestione partecipata, grazie alla sinergia tra operatori, cittadini e associazioni animaliste. Oggi, però, il timore espresso da volontari e realtà del territorio è che questo modello possa entrare in crisi.
Resta aperto il confronto sulle prospettive future della struttura, sulle modalità di gestione e sulla necessità di investimenti e programmazione per garantire standard adeguati di tutela animale e continuità operativa.
La necessità di dialogo e collaborazione
La vicenda del canile di Gubbio evidenzia ancora una volta quanto sia fondamentale il dialogo tra istituzioni, operatori sanitari e volontariato, soprattutto in ambiti delicati come la protezione animale e la gestione delle emergenze territoriali.
L’auspicio condiviso è che si possa arrivare rapidamente a soluzioni stabili e condivise, nell’interesse degli animali ospitati, delle famiglie adottanti e dell’intera comunità locale.
Ernesta CAMBIOTTI