Casa Mehari, un VolCamp forma i giovani nei luoghi restituiti alla comunità

22 Luglio 2025

Dal 14 al 18 luglio il bene confiscato di Quarto ha accolto ragazze e ragazzi in un campo gratuito di orientamento al volontariato. Laboratori, comunicazione sociale e cooperazione hanno unito educazione civica e inclusione.

Imparare il volontariato dentro un bene confiscato significa tenere insieme due passaggi: conoscere il lavoro quotidiano delle associazioni e vedere come un luogo sottratto alla criminalità possa cambiare funzione. Dal 14 al 18 luglio 2025 Casa Mehari, a Quarto, ha ospitato un VolCamp gratuito rivolto a ragazze e ragazzi dai 14 ai 28 anni. L’iniziativa, sostenuta dal CSV Napoli, ha proposto cinque giorni di formazione, attività pratiche e vita comunitaria.

Casa Mehari è un bene del Comune di Quarto affidato a una rete di realtà sociali, con La Bottega dei Semplici Pensieri nel ruolo di capofila. Il campo ha messo i partecipanti a contatto proprio con i giovani e gli operatori che frequentano la struttura. La scelta non è secondaria: l’orientamento al volontariato non avveniva attraverso lezioni astratte, ma dentro laboratori di cucina, arte, lettura condivisa, orto didattico, giardinaggio e cura degli spazi.

Il programma comprendeva anche esperienze di comunicazione sociale con Radio Mehari e incontri su volontariato, beni confiscati e cooperazione internazionale. Una pagina pubblicata dalla stessa Casa Mehari documenta, per il 17 luglio, l’appuntamento dedicato alle storie di cooperazione. Un successivo reportage di Comunicare il Sociale, uscito a settembre, riferisce inoltre dell’incontro tra i partecipanti al VolCamp e un gruppo di bambini saharawi accolti nell’area flegrea. Sono elementi che confermano lo svolgimento di attività previste nel calendario, senza però consentire di ricostruire il numero complessivo degli iscritti o una valutazione finale.

Il carattere gratuito e residenziale è uno degli aspetti più rilevanti. Secondo CSV Napoli, il sostegno comprendeva vitto, alloggio e presenza di educatori nell’arco delle ventiquattro ore. Per un adolescente o un giovane adulto, partecipare a un campo lontano dalla routine familiare può essere un primo esercizio di autonomia. Rendere l’esperienza gratuita riduce inoltre una barriera economica che, nei programmi estivi, tende a selezionare chi può permettersi quote, trasporti e pernottamenti.

Il limite anagrafico ampio, dai 14 ai 28 anni, mette insieme fasi di vita diverse. Può essere una ricchezza se le attività sono progettate con livelli adeguati di responsabilità e accompagnamento. La presenza di educatori e di associazioni già attive nel bene rappresenta una garanzia organizzativa, mentre il lavoro condiviso con persone con disabilità sposta il campo dalla semplice “sensibilizzazione” alla relazione diretta.

I VolCamp non promettono automaticamente nuovi volontari stabili. Offrono però una soglia d’ingresso più concreta rispetto a una campagna informativa: i partecipanti vedono turni, responsabilità, collaborazione, gestione degli imprevisti e necessità di comunicare correttamente ciò che un’associazione fa. Sono competenze trasversali che restano utili anche nello studio e nel lavoro, ma il loro valore principale è civico. Il volontariato viene presentato come pratica organizzata, non come gesto occasionale.

Casa Mehari aggiunge a questa esperienza il tema del riuso sociale. Un bene confiscato vive davvero quando non è soltanto restaurato, ma ospita attività riconoscibili, continuative e aperte. Un campo di formazione giovanile contribuisce a questa funzione: crea memoria del luogo, fa incontrare reti associative e avvicina nuove persone alla cura dei beni comuni.

Per misurare l’impatto sarebbe utile conoscere quanti partecipanti abbiano proseguito un’esperienza associativa dopo luglio, quali attività siano state valutate più efficaci e quali collaborazioni siano nate. Le fonti consultate non pubblicano questi dati.

Anche il carattere gratuito merita attenzione: riduce una barriera economica, ma non dice se trasporti, orari e comunicazione abbiano reso il campo raggiungibile da giovani con condizioni diverse. Un futuro bilancio potrebbe documentare provenienze e accessibilità, senza diffondere informazioni personali, per capire chi resta escluso da opportunità simili.

Per cinque giorni un gruppo di giovani ha abitato un bene confiscato non come spettatore, ma attraverso lavoro pratico, formazione e relazioni. È una forma di educazione alla legalità che evita la retorica perché passa dall’uso concreto degli spazi.

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