Campo LibHERO, lo sport restituisce alla comunità un bene confiscato

14 Giugno 2025

A Trentola Ducenta un’area di oltre quattromila metri quadrati del Centro Jambo è diventata villaggio sportivo, con attività e campi estivi rivolti anche a bambini e famiglie in difficoltà. Un caso concreto in cui riuso sociale, associazionismo e cultura della legalità si incontrano.

Un campo da gioco può essere molto più di uno spazio attrezzato quando nasce dentro un bene sottratto alla criminalità organizzata. Il 14 giugno 2025, a Trentola Ducenta, è stato inaugurato Campo LibHERO: un villaggio sportivo di oltre quattromila metri quadrati realizzato nell’area del Centro Jambo, complesso commerciale coinvolto in una procedura di confisca e gestito nell’ambito dell’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati. L’inaugurazione ha trasformato un passaggio amministrativo, spesso percepito come distante, in un’esperienza visibile di restituzione alla comunità.

Secondo Sport e Salute, l’area comprende più di dieci campi, piscine e spazi attrezzati per discipline diverse. ANSA, presente con un resoconto pubblicato il giorno dell’apertura, ha indicato una superficie di circa 4.300 metri quadrati e ha descritto campi estivi gratuiti destinati anche a bambini e famiglie in condizioni di disagio. Le due fonti convergono sul punto centrale: il progetto non si limita a ospitare competizioni, ma prova a usare lo sport come infrastruttura sociale.

La collocazione rende l’iniziativa particolarmente significativa per il Casertano. Il Centro Jambo è di proprietà della C.I.S. Meridionale; le quote societarie, ricorda Sport e Salute, rientrano nella procedura di confisca collegata a Michele Zagaria. Dal 2017 il complesso è gestito dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. È un contesto nel quale la continuità delle attività economiche, la tutela dei lavoratori e la destinazione sociale degli spazi richiedono scelte complesse. Campo LibHERO rende tangibile una di queste scelte: una porzione del bene diventa luogo di accesso allo sport e di incontro.

Una rete sportiva, non un impianto isolato

All’apertura hanno partecipato rappresentanti di Sport e Salute, CONI Campania, enti di promozione sportiva, associazioni e federazioni. Il programma comprendeva esibizioni di calcio, basket, pallavolo, padel, tennis tavolo, arti marziali, danza e altre discipline. La pluralità dei soggetti coinvolti conta quanto il numero degli impianti: un luogo di questo tipo funziona se viene abitato da una rete stabile, capace di accompagnare le persone, organizzare attività continuative e mantenere criteri di accesso trasparenti.

Per le ASD e gli enti del Terzo Settore del territorio, il valore potenziale è duplice. Da una parte c’è la disponibilità di spazi, spesso il principale ostacolo per lo sport di base. Dall’altra c’è la possibilità di costruire progetti che intreccino educazione, benessere, contrasto alle discriminazioni e sostegno alle famiglie. L’uso gratuito annunciato per i campi estivi rivolti ai minori più fragili va letto in questa prospettiva: non come beneficenza episodica, ma come riduzione di una barriera economica che esclude molti ragazzi dalla pratica sportiva.

La misura del risultato sarà la continuità

L’inaugurazione, da sola, non consente però di dichiarare conclusa la rigenerazione del bene. La prova decisiva riguarda la continuità nel tempo: calendario delle attività, criteri di selezione, manutenzione degli spazi, numero effettivo di utenti, partecipazione delle associazioni e capacità di raggiungere le famiglie che incontrano maggiori difficoltà. Sono dati che le fonti consultate nel giugno 2025 non offrivano ancora in forma consuntiva.

Proprio questa cautela aiuta a comprendere il significato dell’esperienza. Campo LibHERO non cancella con un taglio del nastro la storia del bene confiscato; prova a cambiarne la funzione pubblica. Nel territorio dei Casalesi, dedicare spazio a sport, famiglie e minori significa costruire un’alternativa quotidiana, fatta di regole condivise e presenza collettiva.

Una rendicontazione periodica dovrebbe indicare ore di apertura, discipline, fasce d’età, associazioni utilizzatrici e costi di gestione. Sono informazioni essenziali per distinguere la disponibilità materiale degli impianti dal loro uso effettivo e per capire se le opportunità raggiungano anche chi incontra ostacoli economici o di mobilità.

Perché il modello sia replicabile, serviranno monitoraggio e responsabilità chiare. Ma il passaggio compiuto il 14 giugno resta documentato: una parte di un grande bene confiscato è stata aperta come villaggio sportivo e consegnata all’uso sociale.

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