Caccia, fino al 30 settembre le firme online per due referendum abrogativi: l’intervento di E.S.S.E. AMBIENTE

18 Settembre 2026

Due iniziative promosse dall’associazione “Rispetto per tutti gli animali” intervengono sull’accesso dei cacciatori ai fondi privati e sull’applicazione delle norme penali in materia di tutela degli animali. Ernesta Cambiotti, Presidente di E.S.S.E. AMBIENTE, richiama l’attenzione sulla raccolta firme e sul dibattito aperto intorno alla riforma della legge 157/1992.

Il tema della caccia e della tutela della fauna selvatica torna al centro del dibattito pubblico e legislativo.

Mentre in Parlamento prosegue l’esame delle modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, due richieste di referendum abrogativo promosse dall’associazione “Rispetto per tutti gli animali” sono state pubblicate nella Gazzetta Ufficiale n. 161 del 14 luglio 2026 e possono essere sottoscritte anche attraverso la piattaforma digitale del Ministero della Giustizia.

A richiamare l’attenzione sulle iniziative è Ernesta Cambiotti, Presidente di E.S.S.E. AMBIENTE, che in un comunicato sottolinea la necessità di mantenere alta l’attenzione sui temi della tutela degli animali, dell’ambiente e, per uno dei due quesiti, anche del diritto di proprietà.

La raccolta delle sottoscrizioni online prosegue fino al 30 settembre 2026; per aderire è necessario sottoscrivere separatamente ciascun quesito utilizzando, tra le modalità previste dalla piattaforma ministeriale, SPID o Carta d’Identità Elettronica.

Non si tratta ancora di votare al referendum

Un chiarimento è importante.

In questa fase i cittadini non stanno votando il referendum, ma stanno sottoscrivendo le richieste necessarie affinché le iniziative possano proseguire nell’iter previsto dalla legge.

La raccolta firme rappresenta quindi il passaggio preliminare attraverso il quale i promotori puntano a raggiungere il numero di sottoscrizioni necessario per la successiva procedura referendaria.

Le due iniziative risultano registrate con gli identificativi 7300000 e 7300001 sulla piattaforma del Ministero della Giustizia.

Primo quesito: l’accesso dei cacciatori ai fondi privati

Il primo referendum, identificato come “Vietiamo la caccia – Art. 842”, propone l’abrogazione di parte dell’articolo 842 del Codice civile.

La norma attualmente stabilisce, nel suo primo comma, che il proprietario di un fondo non possa impedire l’ingresso per l’esercizio della caccia, salvo che il terreno sia chiuso secondo le modalità previste dalla normativa venatoria o vi siano colture suscettibili di danno. Il secondo comma consente invece al proprietario di opporsi a chi non sia munito della prescritta licenza. Il quesito mira ad abrogare queste disposizioni e il relativo riferimento alla caccia nella rubrica dell’articolo.

La questione investe direttamente il rapporto tra esercizio dell’attività venatoria e tutela della proprietà privata.

Per i promotori, l’abrogazione consentirebbe al proprietario di avere un maggiore potere di scelta rispetto all’ingresso dei cacciatori nei propri terreni.

È proprio questo uno dei temi sui quali insiste E.S.S.E. AMBIENTE nel comunicato, richiamando anche gli aspetti legati alla sicurezza e alla libertà di utilizzo dei fondi privati.

Secondo quesito: l’articolo 19-ter e le norme penali sugli animali

Più complesso sul piano giuridico è il secondo quesito, denominato “Vietare la caccia in Italia – Art. 19 ter”.

La proposta riguarda l’articolo 19-ter delle disposizioni di coordinamento e transitorie del Codice penale, norma che stabilisce che le disposizioni penali del Titolo IX-bis sui delitti contro gli animali non si applicano ai casi regolati dalle leggi speciali in materia, tra le quali quella sulla caccia.

Il referendum propone l’abrogazione, all’interno della disposizione, delle parole riferite alla caccia e di un ulteriore passaggio relativo alle altre leggi speciali in materia di animali. Il testo ufficiale del quesito è stato pubblicato nell’ambito delle iniziative referendarie del luglio 2026.

Su questo secondo quesito esiste però un dibattito interpretativo.

I promotori lo presentano come uno strumento diretto a incidere profondamente sulla disciplina venatoria. Altri soggetti attivi nella tutela animale hanno espresso una diversa valutazione giuridica: Animal Law Italia, pur dichiarandosi favorevole a una riduzione dell’attività venatoria, sostiene che l’abrogazione dell’articolo 19-ter nei termini proposti non renderebbe automaticamente illegale la caccia, perché la liceità dell’attività continua a derivare dalla legge n. 157/1992.

Un elemento che rende particolarmente importante distinguere tra obiettivo politico dei promotori ed effetti giuridici che dovrebbero eventualmente essere valutati nelle successive fasi del procedimento.

Sullo sfondo la riforma della legge sulla caccia

Le iniziative referendarie arrivano mentre il Parlamento sta esaminando una revisione della principale legge italiana sulla caccia.

Il disegno di legge S.1552, recante “Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157”, è stato approvato dal Senato il 23 giugno 2026 ed è stato trasmesso alla Camera, dove ha assunto il numero C.2984 e risulta in esame in Commissione.

Il testo approvato dal Senato interviene su numerosi aspetti della normativa: dalla gestione della fauna alle specie cacciabili e ai periodi di attività venatoria, dai mezzi utilizzabili alle regole sui terreni e su alcune aree, fino alle licenze e alla vigilanza.

Si tratta di una riforma che ha generato un confronto molto acceso tra forze politiche, associazioni ambientaliste e organizzazioni del settore venatorio.

Caccia e opinione pubblica: i dati più recenti

Nel comunicato di E.S.S.E. AMBIENTE viene richiamata una forte contrarietà dell’opinione pubblica italiana alla caccia.

I dati più recenti disponibili invitano però a utilizzare percentuali precise.

Secondo il Rapporto Italia 2026 di Eurispes, il 70% degli intervistati si dichiara contrario alla caccia, contro il 68,3% registrato nel 2025.

Un sondaggio SWG commissionato dalla LIPU nel 2025 aveva inoltre registrato un’elevata attenzione verso la tutela della natura nel dibattito sulla riforma: il 69% del campione dichiarava di ritenere che un eventuale intervento normativo dovesse avere come principale obiettivo l’aumento delle tutele per natura e animali. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida aveva contestato l’impostazione di alcune domande del sondaggio.

Il dato conferma quindi una prevalenza di posizioni critiche verso la caccia, pur non corrispondendo all’“oltre 80%” indicato nel comunicato.

La posizione di E.S.S.E. AMBIENTE

Nel suo intervento, Ernesta Cambiotti esprime una posizione nettamente critica nei confronti dell’attuale disciplina venatoria e delle modifiche legislative in discussione, ritenendo necessario rafforzare la tutela degli animali, dell’ambiente e dei cittadini.

Per la Presidente di E.S.S.E. AMBIENTE, la raccolta firme rappresenta soprattutto un’occasione per riportare questi temi al centro del confronto pubblico.

Il messaggio contenuto nel comunicato insiste inoltre su un punto: sottoscrivere una richiesta di referendum non equivale a esprimere già un voto favorevole o contrario al merito, ma serve a consentire che, raggiunti i requisiti previsti e superati i successivi controlli, la questione possa eventualmente essere sottoposta agli elettori.

Come sottoscrivere online i due quesiti

Per chi intenda aderire alla raccolta, le due iniziative sono disponibili sulla piattaforma ufficiale del Ministero della Giustizia – Referendum e iniziative popolari.

Le firme devono essere apposte separatamente per ciascun quesito. La scadenza indicata per la sottoscrizione online è il 30 settembre 2026.

I due collegamenti ufficiali sono:

Quesito 7300000 – Art. 842 Codice civile

Quesito 7300001 – Art. 19-ter disposizioni Codice penale

Il confronto sulla caccia, dunque, si muove oggi su due piani paralleli: da una parte il Parlamento, impegnato nella revisione della legge 157/1992; dall’altra le iniziative referendarie, attraverso le quali una parte della società civile chiede di intervenire direttamente su alcune norme dell’ordinamento.

Un dibattito destinato a proseguire e nel quale ambiente, tutela degli animali, proprietà privata, sicurezza, gestione della fauna e attività venatoria continuano a confrontarsi su interessi e sensibilità differenti.

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