Il 5 dicembre apre l’Anno internazionale dei volontari 2026

8 Dicembre 2025

Nella Giornata internazionale del volontariato, le Nazioni Unite hanno lanciato un anno dedicato alla partecipazione civica. Il tema 2025, “Every Contribution Matters”, richiama anche l’Italia a misurare e sostenere ogni forma di impegno.

Il volontariato non è un settore laterale della società, ma una delle infrastrutture che tengono insieme comunità, servizi e partecipazione. Il 5 dicembre 2025, durante la Giornata internazionale del volontariato, le Nazioni Unite hanno aperto ufficialmente l’Anno internazionale dei volontari per lo sviluppo sostenibile 2026. Il lancio si è svolto nella sala dell’Assemblea generale a New York ed è stato trasmesso dalla Web TV dell’ONU.

La campagna della giornata aveva come tema “Every Contribution Matters”, ogni contributo conta. Il messaggio riconosce forme di impegno molto diverse: attività organizzate dentro associazioni, aiuto informale, interventi nelle emergenze, cura dei beni comuni e partecipazione digitale. Il segretario generale António Guterres ha collegato il volontariato alla pace, allo sviluppo sostenibile e alla capacità delle comunità di affrontare le crisi, invitando governi e istituzioni a sostenerlo.

L’Anno internazionale 2026 era stato proclamato dall’Assemblea generale con la risoluzione 78/127. Non è soltanto una ricorrenza comunicativa: chiede agli Stati di integrare il volontariato nelle politiche di sviluppo, migliorare la conoscenza del fenomeno e rimuovere gli ostacoli alla partecipazione. CSVnet ha rilanciato in Italia il significato della giornata, collegandola al lavoro quotidiano dei volontari e dei Centri di servizio.

Le stime internazionali sul volontariato sono state aggiornate nel tempo. La pagina ONU dedicata al tema, alla luce delle più recenti elaborazioni diffuse per il 2026, indica circa 2,1 miliardi di persone impegnate ogni mese in forme di volontariato, pari al 34,5% della popolazione mondiale in età lavorativa. Altre pagine e materiali della stessa organizzazione riportano ancora una stima precedente di un miliardo. Le due cifre non vanno sommate né scambiate: riflettono aggiornamenti e metodi di misurazione differenti.

La divergenza è istruttiva anche per l’Italia. Molto impegno avviene fuori dalle organizzazioni formalmente costituite e sfugge ai registri. Allo stesso tempo, iscritti, volontari attivi e ore donate sono indicatori diversi. Un anno internazionale può favorire strumenti statistici più chiari, purché i numeri non cancellino qualità, continuità e condizioni in cui le persone prestano il proprio tempo.

Sostenere il volontariato significa infatti evitare che supplisca senza limiti ai servizi pubblici o al lavoro retribuito. Le associazioni possono innovare, intercettare bisogni e costruire fiducia; non devono diventare una riserva gratuita chiamata a colmare ogni carenza. Servono assicurazione, formazione, sicurezza, rimborso delle spese quando previsto e riconoscimento delle competenze.

Per gli enti italiani, il 2026 offre un’occasione per rendere visibili attività e bisogni, ma anche per interrogarsi sull’accesso. Giovani, persone con disabilità, cittadini con poco tempo o risorse e nuovi residenti incontrano ostacoli differenti. Orari flessibili, compiti chiari, sedi accessibili e accompagnamento possono ampliare la partecipazione più di una campagna celebrativa.

I Centri di servizio per il volontariato possono svolgere un ruolo di raccordo: formazione, ricerca, promozione nelle scuole e sostegno organizzativo. Le amministrazioni possono coinvolgere gli enti nella programmazione senza trasferire loro responsabilità improprie. Le università e gli istituti di statistica possono contribuire a misurare l’impegno formale e informale, dichiarando metodi e limiti.

La Giornata del 5 dicembre non certifica automaticamente una crescita del volontariato né la soluzione dei problemi delle associazioni. È documentato il lancio internazionale e sono disponibili il messaggio dell’ONU e la registrazione dell’evento. Gli effetti dipenderanno dagli impegni assunti nel 2026 e dalla loro traduzione in politiche nazionali e locali.

“Ogni contributo conta” diventa quindi una domanda operativa: in quali condizioni quel contributo può essere offerto, riconosciuto e mantenuto? Se l’Anno internazionale produrrà dati migliori, accesso più equo e sostegno alle organizzazioni, la ricorrenza avrà lasciato un risultato. In caso contrario resterà un grande calendario di eventi. La verifica spetta anche al Terzo Settore, chiamato a raccontare non soltanto quanto fa, ma ciò di cui ha bisogno per continuare a farlo bene.

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