Con il decreto dell’11 febbraio 2025 la Regione ha approvato le graduatorie dell’avviso “Campania Welfare – Genitori si diventa”. Gli enti ammessi sono chiamati a realizzare interventi di sostegno alla responsabilità familiare e ai diritti dell’infanzia.
La Regione Campania ha approvato l’11 febbraio 2025 le graduatorie dei progetti ammissibili nell’ambito dell’avviso “Campania Welfare – Genitori si diventa”, una misura che mette al centro sostegno alla responsabilità familiare, diritti dell’infanzia e inclusione attiva. Il provvedimento, indicato come Decreto Dirigenziale n. 32 dell’11 febbraio 2025, riguarda enti del Terzo Settore selezionati per la co-progettazione di interventi finanziati dal PR Campania FSE+ 2021-2027.
La notizia ha rilievo per due ragioni. La prima e quantitativa: il portale del PR Campania FSE+ indica un finanziamento complessivo di 5.800.000 euro, a valere sulla Priorità 3 Inclusione Sociale, Obiettivo Specifico ESO 4.12, Azione 3.l.1. La seconda e di metodo: gli enti del Terzo Settore ammessi a finanziamento sono chiamati a stipulare accordi di collaborazione con la Regione per svolgere attività rivolte alle famiglie, in una logica che non si limita alla prestazione singola ma punta a servizi personalizzati di integrazione sociale.
La pagina regionale ricostruisce l’iter dell’avviso: dopo la procedura telematica avviata nel 2024, a gennaio 2025 sono stati nominati e aggiornati i componenti della commissione di valutazione; l’11 febbraio sono state approvate le graduatorie dei progetti ritenuti ammissibili. Si tratta quindi di un passaggio amministrativo decisivo, perché seleziona le proposte che potranno entrare nella fase attuativa.
L’avviso, secondo la comunicazione istituzionale, e finalizzato a realizzare interventi di sostegno alla responsabilità familiare e ai diritti dell’infanzia attraverso misure di inclusione attiva, con un approccio integrato mutilazione e servizi personalizzati di integrazione sociale. In termini concreti, significa lavorare su famiglie e minori non solo come destinatari di aiuti, ma come nuclei da accompagnare con strumenti diversi: ascolto, presa in carico, attivazione di competenze, orientamento e raccordo con i servizi territoriali.
Il ruolo degli ETS e sostanziale. La procedura e rivolta a soggetti organizzati in ATS costituita o da costituire, chiamati a co-progettare iniziative con l’amministrazione regionale. Questo aspetto e centrale per una testata dedicata al Terzo Settore: non si tratta di un finanziamento generico, ma di un modello di collaborazione pubblico-privato sociale in cui le competenze associative diventano parte dell’infrastruttura di welfare.
Per cooperative sociali, associazioni, fondazioni e reti territoriali, la selezione comporta anche responsabilità operative. La qualità degli interventi dipenderà dalla capacità di raggiungere famiglie vulnerabili, evitare frammentazioni, integrare servizi sociali e percorsi educativi, misurare gli esiti e mantenere trasparenza nella gestione delle risorse.
La dimensione della co-progettazione rende inoltre necessario un equilibrio delicato: valorizzare l’esperienza degli enti senza scaricare su di loro funzioni pubbliche non sostenute da tempi, budget e procedure adeguate. La qualità della collaborazione si misurerà quindi anche nella chiarezza degli accordi, nella ripartizione delle responsabilità e nella capacità di ascoltare i bisogni reali dei nuclei familiari coinvolti.
In Campania, il tema della genitorialità si intreccia con disuguaglianze educative, povertà minorile, fragilità abitative e accesso disomogeneo ai servizi. Una misura regionale da 5,8 milioni può produrre effetti rilevanti se riesce a tradurre la co-progettazione in servizi visibili nei territori, soprattutto nelle aree dove i nuclei familiari incontrano più ostacoli nell’accesso a supporto educativo, psicologico, sociale e amministrativo.