L’Unione europea ha avviato una consultazione pubblica strategica sulla portabilità delle competenze e delle qualifiche attraverso la piattaforma EUSurvey, con l’obiettivo di raccogliere contributi utili alla definizione di una futura iniziativa europea in materia di riconoscimento, digitalizzazione e circolazione transnazionale delle certificazioni professionali
Un passaggio cruciale che non riguarda soltanto il mercato del lavoro in senso lato, ma che incide direttamente sul sistema delle professioni non ordinistiche, delle associazioni professionali ex Legge 4/2013 e delle forme aggregative riconosciute, come il Centro Studi e Formazione Professionale E.S.S.E., accreditato dal MIMIT.
Un problema reale: competenze che non “viaggiano” in Europa
La consultazione parte da una constatazione chiara:
oggi le competenze e le qualifiche non sono facilmente comprensibili, confrontabili e riconoscibili tra gli Stati membri, soprattutto quando:
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sono acquisite al di fuori dei percorsi universitari tradizionali;
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derivano da formazione non formale o informale;
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sono certificate da enti o associazioni poco conosciuti a livello transnazionale.
Datori di lavoro, enti pubblici e organismi di riconoscimento faticano a:
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comprendere il reale contenuto delle qualifiche;
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fidarsi delle certificazioni rilasciate in altri Paesi;
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valutare micro-credenziali, attestati di corsi brevi e competenze maturate nel lavoro o nel volontariato Il risultato è una mobilità professionale rallentata, una dispersione di talenti e una perdita di competitività per l’intero sistema europeo.
L’obiettivo UE: certificazioni digitali, verificabili e interoperabili
L’iniziativa europea punta a costruire un ecosistema comune basato su alcuni pilastri fondamentali:
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Credenziali digitali verificabili (verifiable digital credentials);
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standard europei condivisi per competenze, qualifiche e micro-credenziali;
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integrazione con strumenti UE già esistenti come EQF, Europass, ESCO, EDC, EU Digital Identity Wallet;
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semplificazione e accelerazione delle procedure di riconoscimento, soprattutto per l’accesso al lavoro transfrontaliero
Non si tratta di imporre nuovi obblighi, ma di rendere affidabile, trasparente e spendibile ciò che già esiste, superando la frammentazione normativa tra i Paesi membri.
Un passaggio chiave per le professioni ex Legge 4/2013
Il tema è particolarmente rilevante per le professioni non regolamentate, che in Italia trovano disciplina nella Legge 4/2013.
Queste professioni si fondano su:
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standard professionali definiti dalle associazioni;
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percorsi formativi certificati;
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sistemi di attestazione basati su autoregolamentazione e qualità.
La mancanza di una cornice europea uniforme ha finora limitato la reale portabilità delle certificazioni rilasciate da tali associazioni, nonostante il loro valore sostanziale.
La consultazione UE apre invece alla possibilità di:
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riconoscere a livello europeo sistemi certificativi seri e strutturati;
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valorizzare le forme aggregative come garanti di qualità;
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integrare le attestazioni associative in un sistema digitale europeo affidabile.
Il ruolo strategico del Centro Studi ESSE
In questo scenario, il Centro Studi e Formazione Professionale E.S.S.E., in quanto Forma Aggregativa riconosciuta dal MIMIT ai sensi della Legge 4/2013, si colloca in una posizione avanzata.
Il Centro Studi ESSE:
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coordina associazioni professionali;
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definisce requisiti minimi, percorsi formativi e standard comuni;
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svolge una funzione di garanzia, controllo e qualificazione delle competenze.
Un modello che è perfettamente coerente con la direzione indicata dall’Unione europea:
non una certificazione isolata, ma un sistema strutturato, trasparente e verificabile.
La possibilità futura di emettere credenziali digitali interoperabili a livello UE rappresenta un’opportunità storica per rafforzare il ruolo delle associazioni aggregate e per dare piena spendibilità europea alle competenze certificate.
Una consultazione che guarda al futuro
Dalla consultazione emerge una richiesta chiara:
servono norme europee che uniformino la certificazione delle competenze e ne consentano la reale portabilità in tutta l’Unione
Per il mondo delle professioni, della formazione e della rappresentanza professionale, non è solo un tema tecnico, ma una questione di dignità, riconoscimento e competitività.
Il coinvolgimento del Centro Studi ESSE in questo dibattito europeo conferma la sua vocazione non solo nazionale, ma europea, come infrastruttura di qualità al servizio delle professioni.
Conclusione
La consultazione avviata dalla Commissione europea non è un semplice questionario, ma un passaggio politico e culturale decisivo:
riconoscere che le competenze non nascono solo nelle università, ma anche nel lavoro, nella formazione professionale, nel volontariato e nei percorsi associativi.
Per le associazioni professionali e per le forme aggregative come il Centro Studi ESSE, è il momento di farsi trovare pronte, strutturate e allineate agli standard europei.
Perché il futuro delle professioni passa anche – e sempre di più – dalla portabilità delle competenze.